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Storia di Scaletta Zanclea

Scaletta Zanclea, ridente centro della riviera Jonica, sorge a 17 Km da Messina ed a 23 da Taormina.

L’etimologia del nome Scaletta è la traduzione letterale dell’arabo “ad dargat as Sagjrah” che significa “la scala piccola”- “la scaletta”,per distinguerla da “Ad dargat” “la scala grande” oggi S. Alessio e da “Ad Dargat al Warta” – “La scala di mezzo” - oggi Alì.

Clicca sull'immagine per ingrandirla!...Il documento più antico che parla di Scaletta è il libro “Libro di Ruggiero” scritto per ordine del re nel 1154. E' assodato quindi che durante la dominazione araba, Scaletta doveva avere già il suo casale, anche se piccolo, casale probabilmente esistente sin dal periodo greco-romano. Il primo insediamento arabo sarà avvenuto certamente e per l’abbondanza delle acque e per la fertilità del terreno, e ciò spiega perché una zona che porta l’acqua a Scaletta viene ancora oggi chiamata con termine arabo “la cubbia”.

Secondo la tradizione, i primi abitanti del territorio di Scaletta furono ”Sicani”,cioè la prima popolazione della Sicilia di cui parlano le fonti. Virgilio ci conferma che i primi abitanti della Sicilia furono i Sicani affini ai Siculi, i quali originariamente abitavano il Lazio e che precedettero questi in Sicilia. La fase storica della Sicilia si apre proprio con la colonizzazione greca (VIII sec. a.C.) Intorno alla metà dell’VIII secolo, navigatori calcidesi stabilirono un presidio nello Stretto di Messina, zona nevralgica per la navigazClicca sull'immagine per ingrandirla...!ione, e fondarono una colonia che con parola siculo-greca chiamarono “Zancle” (falce) per la forma ad arco della lingua di terra che chiude il porto, nello stesso posto dove oggi sorge la città di Messina. Il territorio di Scaletta pertanto rientrava nei domini degli Zanclei ed infatti questi, costretti a vivere in un brevissimo spazio tra i Peloritani e il mare, si rivolsero ai luoghi limitrofi. Così lo storico Teofrasto parlava della nostra terra: 

Si dice che nel distretto di Messina, in Sicilia, le messi seminate tardi maturano rapidamente; così la semina di legumi va avanti per sei mesi, ma chi ha fatto l’ultima semina raccoglie allo stesso tempo del primo; inoltre che il suolo è eccezionalmente fertile, così che rende trenta e vi sono anche pascoli meravigliosi e foreste”.

 Nel 489 a.C. Anassila, d’origine messena, tiranno di Reggio, s’impadronì di Zancle sbarcando con la sua flotta proprio negli approdi, e nelle cale vicino all’abitato della città e probabilmente anche sul litorale di Scaletta, conquistando il territorio che ripopolò con una colonia di profughi messeni provenienti dalla Grecia e mutò il nome della città da Zancle in Messina.

E’ logico pensare che il nostro territorio sia stato interessato ad insediamenti in funzione della posizione strategica, che consentiva facile rifugio (addentrandosi oltre le colline) e permetteva di tenere sotto controllo tutta la vasta area dello stretto. L’entroterra scalettese, del resto, attraversato da ruscelli era un luogo fertile per l’agricoltura e la pastorizia, dove abbondavano i buoi, ritenuti sacri, essendo fedeli compagni di lavoro per l’uomo nell’aratura dei campi.

Clicca sull'immagine per ingrandirla!...Il paese è dominato dalla squadrata mole del castello, fatto costruire verso l’anno 1220, da Federico II di Svevia. L’arroccato complesso fu dato dall’Imperatore in custodia a Matteo Selvaggio. Nel 1240 è signore del castello e delle terre di Scaletta Giovanni Selvaggio, padre di Matteo junior e della bella Macalda, andata successivamente in sposa ad Alaimo da Lentini. Nel 1325 il Castello viene concesso da Pietro II d’Aragona a Peregrino di Patti, cancelliere del Re. Nel 1397 il Castello e le terre di Scaletta vengono concesse a Salimbene Marchese, resosi famoso per la sentenza di morte pronunziata contro il Vicario del Regno Andrea Chiaramonte. Nel 1535 fu ospite di Scaletta l’imperatore Carlo V d’Asburgo, reduce dalla strepitosa vittoria ottenuta contro i musulmani a Tunisi. Nel 1672 il Castello e le terre di Scaletta furono vendute da Francesco Ventimiglia ad Antonio Ruffo Spadafora.

Dal 1674 al 1676 Scaletta fu teatro di continue battaglie tra la flotta spagnola, aiutata da navi olandesi, e la flotta francese di Luigi XIV.

Fino al 1812 Scaletta fu città feudale, indipendente dal governo centrale ed appartenente al Principe Ruffo, ultimo feudatario, che governava sulla popolazione. Dopo il 1812 il feudalesimo fu abolito e Scaletta divenne “Comune”.

Scaletta è un tipico paese medievale e nonostante alcune trasformazioni, conserva ancora la sua originaria struttura.

Dal punto di vista geologico le colline che giungono al mare sono essenzialmente costituite da rocce calcaree. La morfologia accidentata ma suggestiva di tutta la zona in questione presenta le caratteristiche richieste per gli stanziamenti antichi. Dai ritrovamenti effettuati sappiamo che le antiche popolazioni presenti su questo territorio prediligevano gli insediamenti arroccati, dai quali poter controllare ampi spazi circostanti e difendersi così da eventuali attacchi. Scaletta è da ritenersi una delle località più predisposte e favorevoli allo stanziamento umano.

Oltre che teatro di antiche battaglie, il nostro litorale fu punto di riferimento e di comunicazione con la vicina sponda calabra; infatti proprio in una delle “cale” vicino Scaletta sbarcò S. Paolo, appunto perché le vie più brevi di attraversamento del mare, fuori da qualsiasi controllo, si trovavano nella nostra costa. Tra il capo di Scaletta ed il successivo di Ali’, la spiaggia rientra in ampio arenile con al centro la foce del torrente Itala, nei cupi pressi sorge l’abitato di Scaletta; una rupe calcarea domina questo breve tratto di costa, ma ben più vasto ed importante è il ruolo di controllo che da qui si esercita sull’ingresso sud dello stretto di Messina.

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